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Nardi: estero, settore industriale, M&A, i punti cardine del piano industriale

Fonte (AIMnews.it) – “Per quest’anno puntiamo a 117 milioni di fatturato, con 13 milioni di ebitda e 7 di utile netto. Il piano industriale che abbiamo presentato di recente a Milano evidenzia la nostra intenzione di continuare a sviluppare e ampliare il nostro business”. Commenta così Vito Nardi, amministratore delegato di Enertronica.

I numeri sono realistici e, man mano che i risultati verranno alla luce, il mercato potrà apprezzare quanto è stato presentato. Senza contare che nei primi mesi dell’anno abbiamo già avuto modo di dimostrare la serietà del nostro piano con una serie di commesse acquisite in Medio Oriente, in Sud America e negli Stati Uniti. Le linee guida del piano industriale sono già in essere da tempo e indirizzano la nostra crescita.

Con un maggiore equilibro tra le varie business area…
Esatto. Lo sforzo è proprio questo: non semplicemente allargare il nostro “catalogo prodotti”, quanto piuttosto essere in grado di fornire linee di business differenti e complementari. I contratti pluriennali che stiamo raccogliendo, fino a cinque o sei anni in termini di scadenza, aiutano certamente a rendere il fatturato più stabile rispetto al business delle costruzioni che per sua natura non lo è, anche se per noi rimane un settore importante. Energie rinnovabili, smart utility industria e O&M sono le quattro aree su cui si baserà la nuova Enertronica 4.0.

E a livello geografico?
La divisione industriale della controllata Santerno è globale e presente in quasi tutto il mondo. Per quanto riguarda invece le attività associate alle energie rinnovabili, siamo operatori importanti e ben radicati in Africa. Poi in Nord America, dove abbiamo già ottenuto una prima commessa e infine l’America Latina che consideriamo un mercato molto interessante. Non siamo invece presenti, come rinnovabili, in Asia dato che consideriamo per ora un mercato ancora lontano per noi. Cerchiamo poi di fare sinergie con Santerno, ben presente sia in Cile sia in Brasile e commercialmente anche in Asia.

Che spinta darà Santerno ai vostri conti?
La spinta non è certo trascurabile, ma per noi la società è molto più importante per la sua presenza e il suo brand globali. Le filiali in Brasile, Cile e Stati Uniti, con personale molto preparato, ci danno l’opportunità di seguire da vicino i business in Paesi lontani. L’organizzazione commerciale e il know how rappresentano quindi il vero valore nascosto della società. Di Santerno abbiamo il 51% ma possiamo comunque salire fino al 60 per cento.

Altre operazioni straordinarie in vista?
Occorre tempo per nuovi M&A, anche perché le nostre operazioni sono effettuate in ottica industriale e di lungo termine. Puntiamo comunque a crescere nel settore energy e industrial e penso che una nuova operazione possa avvenire ben prima della fine del business plan. Immagino possa svilupparsi nel giro di un anno circa.

E, nel caso, in Italia o all’estero?
Siamo ormai una società internazionale, quindi non abbiamo preclusioni. Credo vi siano opportunità in Italia, visto che siamo ancora ricchi di professionalità e di know how. Il nostro obiettivo è in ogni caso industriale e mira alla crescita del gruppo.

Da quattro anni siete all’Aim: che giudizio avete di questo mercato?
Essere quotati è stato importante, anche se il mercato suscita ancora attenzioni limitate da parte degli operatori. Noi non ci possiamo lamentare dato che abbiamo volumi interessanti e il titolo è liquido, ma il problema sussiste.

Durante la presentazione aveva parlato di un target di 40 milioni di capitalizzazione da raggiungere prima di un passaggio all’Mta…
È una domanda che mi viene rivolta spesso ormai. Mta e Star sono comunque obiettivi di ogni società che voglia crescere. Cerchiamo nel frattempo di portare a compimento tutte le varie procedure, comitati, aspetti formali per essere già compliant. E ovviamente puntiamo a crescere. L’obiettivo è lavorare al meglio per far crescere la capitalizzazione e raggiungere questa soglia. Poi vedremo.

Senza contare che la crescita della capitalizzazione potrebbe passare dalla conversione degli warrant o dall’M&A…
Ci sono varie opzioni, ma credo che la via maestra sia aspettare che il mercato comprenda quelle che sono i nostri obiettivi e si muova di conseguenza. Noi agiremo in questo senso: da quando siamo quotati il mercato ci ha premiati facendo crescere il valore della società in maniera sana. Tutte le nostre operazioni di finanza straordinaria sono sempre state premiate: due prestiti obbligazionari per i quali non abbiamo avuto problemi di raccolta, con il secondo durante il periodo Brexit. Nelle scorse settimane infine abbiamo avuto un buon riscontro anche a livello di conversione di warrant. E il flottante è ormai quasi al 30 per cento.

Il primo trimestre come è andato?
L’andamento è sicuramente positivo come dimostrano le operazioni comunicate in questi mesi. Si tratta quindi di un trend indicativo di quello che sono le intenzioni di crescita dell’azienda lungo le linee guida del piano industriale.